Pensi di risparmiare.
In realtà stai perdendo.
Hai ancora fiducia in quel negoziante?
Ci compreresti di nuovo?
Pensi che fosse corretto verso chi si era fidato di lui?
Non devi rispondermi. La risposta la sai già.
Quella sensazione ha un nome preciso. Non è rabbia generica — è la sensazione di essere stati gli unici a giocare secondo le regole in una partita dove le regole non esistevano. Perché nessuno le aveva scritte.
Questo è il punto. Non il negoziante che ha scontato — quello è l'effetto. Il problema è a monte: in Italia manca lo strumento che avrebbe impedito che succedesse. E finché manca, succederà ancora. A te, ad altri, ogni volta che qualcuno ha lo stock fermo e la pressione di smaltirlo.
La MAP policy: il pavimento che in Italia non esiste
Il prezzo consigliato — quello che in gergo si chiama MSRP — esiste anche in Italia. Ogni prodotto ce l'ha. È il numero sulla scatola, quello su cui il mercato dovrebbe orientarsi.
Ma un prezzo consigliato, senza nessuno strumento che lo protegga, è solo un suggerimento.
I suggerimenti si ignorano.
Lo strumento che manca si chiama MAP policy — Minimum Advertised Price. È la regola, stabilita dalla casa editrice, che definisce il prezzo minimo sotto cui nessun rivenditore può pubblicizzare il prodotto. Non è un tetto — è un pavimento. Tutti partono dallo stesso punto. Chi vuole fare promozioni le fa, ma in modo pianificato, comunicato, uguale per tutti i canali.
Molte delle aziende con cui lavoriamo la applicano. Lo vediamo ogni giorno: quando una casa editrice stabilisce regole chiare, il mercato cambia. I rivenditori sanno dove stanno i confini, le promozioni hanno un senso, il prezzo di lancio tiene nel tempo. Non è teoria — è quello che succede quando lo strumento esiste davvero.
In Italia quasi nessuno la applica. Non per malevolenza — semplicemente non è ancora entrata nella cultura del settore. Il risultato è un mercato dove ogni rivenditore decide autonomamente cosa fare con i prezzi, in base alle sue pressioni del momento. Liquidità bassa, magazzino pieno, concorrenza che taglia — e il prezzo scende. Senza che nessuno abbia stabilito dove si ferma.
Come funziona lo sconto che non è un regalo
Quando vedi un gioco scontato del trenta percento a un mese dall'uscita, la prima reazione è: ottimo affare. Ed è esattamente quella reazione che serve a chi ha messo lo sconto.
Perché quello sconto non nasce da generosità. Nasce da un problema di magazzino che qualcuno ha deciso di spostare sul tuo portafoglio.
Il meccanismo è preciso, collaudato, e sfrutta qualcosa di molto umano — la paura di perdere un'opportunità. Si chiama urgency combinata a scarcity: finestra temporale limitata, sensazione che l'occasione stia per chiudersi. Il cervello smette di valutare il prodotto e comincia a valutare l'opportunità.
Sono due cose completamente diverse.
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1Lo sconto appare senza preavvisoNessuna comunicazione, nessun contesto. Il prodotto era a prezzo pieno ieri. Oggi è al meno trenta. La finestra sembra temporanea.
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2Il cervello legge "opportunità in scadenza"Non valuta se il gioco era nella lista dei desideri. Valuta se rischia di perdere l'occasione. Sono due domande diverse — e la seconda bypassa la prima.
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3L'acquisto avviene. Il problema cambia padrone.Chi aveva lo stock fermo lo ha venduto. Chi ha comprato ha un gioco in più — ma non necessariamente quello che voleva davvero.
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4Il budget è già spesoQuando arriva il titolo che aspettavi — quello che avevi messo da parte, quello che volevi davvero — i soldi non ci sono più. Sono finiti su qualcosa che non avevi pianificato.
Il punto non è che lo sconto sia sbagliato in assoluto. È che uno sconto improvviso, senza regole, senza pianificazione, non serve il cliente — serve chi deve svuotare il magazzino. La differenza tra i due è enorme. E quasi sempre non si vede.
Quello che compri scontato e quello che non compri mai
Proviamo a fare il ragionamento al contrario.
Immagina un mercato dove la MAP policy esiste. I prezzi sono stabili. Le promozioni ci sono — ma sono pianificate, comunicate, hanno un senso preciso. Uno sconto di fine anno, una promozione su un titolo di back catalogue, un bundle pensato. Non un ribasso improvviso per liberare spazio.
In quel mercato, quando decidi di comprare un gioco, lo stai comprando perché lo volevi. Non perché ti sembrava un'occasione da non perdere. La tua lista dei desideri si svuota nell'ordine giusto — quello che hai deciso tu, non quello che ha deciso lo sconto.
Il paradosso dell'acquisto compulsivo è sottile ma devastante: spendi soldi per giochi che non avevi pianificato, e non hai più budget per quelli che volevi davvero. Alla fine del mese hai comprato — ma non hai comprato quello che volevi.
Ma c'è una conseguenza che va ancora più in profondità — e riguarda la fiducia. Non solo la tua come cliente. Quella di tutti.
Quella fiducia si costruisce in anni. Si distrugge in un mese. E una volta che il cliente ha capito il meccanismo — che sa già come va a finire — non torna indietro. Il day one si svuota, le prenotazioni calano, ogni nuovo lancio parte già in salita. Non perché il prodotto sia brutto. Perché il cliente ha imparato ad aspettare.
Lo stesso vale per il negoziante. Chi ha scontato una volta viene ricordato come quello che sconta. Non come un punto di riferimento — come un posto dove andare quando conviene. Niente fedeltà, niente relazione, niente fiducia. Solo transazioni fredde nel momento giusto. E costruire un'attività su transazioni fredde è faticoso, fragile, e non porta da nessuna parte.
Il cliente non è il problema. È la conseguenza di un sistema che lo ha addestrato a comportarsi così. Un sistema senza regole che, nel tempo, distrugge l'immagine di tutti — della casa editrice che non ha protetto il prezzo, e del negoziante che ha scelto di tagliarlo.
Lentamente. Silenziosamente. Senza che nessuno se ne accorga finché non è troppo tardi.
Perché la MAP policy fa bene a tutti
Non stiamo parlando di prezzi alti per principio. Stiamo parlando di un mercato leggibile — dove il prezzo esposto significa qualcosa, dove le promozioni hanno una logica, dove chi compra sa cosa sta comprando e perché.
Con la MAP policy il cliente sa che il prezzo di lancio è quello reale. Compra quando vuole comprare, non quando lo sconto lo spinge a farlo. Torna il controllo su quello che entra nella collezione. E torna la fiducia — nel negoziante, nella casa editrice, nel prezzo esposto.
Il negoziante sa che tutti i concorrenti partono dallo stesso punto. Compete su selezione, competenza, servizio — non su chi riesce a scendere più in basso. E chi compra da lui torna perché si fida, non perché era quello con lo sconto migliore quel giorno.
La casa editrice ha il margine per investire. Ristampe, espansioni, localizzazioni, eventi. Può lanciare un titolo sapendo che il prezzo terrà — e che chi compra al day one non si sentirà tradito un mese dopo. Torna la possibilità di costruire qualcosa nel tempo.
Uno strumento semplice. Già consolidato in molti mercati con cui lavoriamo ogni giorno. Che in Italia manca ancora.
Non è una critica a nessuno. È un'osservazione su dove siamo e dove potremmo essere.
Il mercato boardgame italiano merita di funzionare meglio. Ha tutto per farlo.




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