A Gen Con 2025, allo stand di Devir, c'è un signore di Barcellona che da anni stringe la mano alle persone. Si chiama Benjamín Amorín, sulle riviste lo trovi come Benja, e per chi segue il mondo dei giochi è uno dei volti dell'editore catalano. È il direttore comunicazione del gruppo. Quello che presenta i giochi degli altri.
Quel giorno però sta presentando il suo. Ace of Spades è il primo gioco che Benja firma come autore, dopo anni passati a parlare per conto del catalogo di Devir. Western horror solitario, mazzo di poker illustrato dal fumettista David Rubín, dodici nemici da sconfiggere giocando combinazioni di carte. La produzione è curata, scatola con chiusura magnetica, persino una playlist ufficiale per accompagnare le partite. È il debutto di chi si è guadagnato sul campo la possibilità di firmare qualcosa di proprio.
Meno di ventiquattro ore dopo, Devir ritira tutte le copie dai negozi.
Tra le carte stampate ce ne sono due che ritraggono un uomo nero in catene e uno schiavista, e altre con rappresentazioni problematiche di personaggi nativi americani, tra cui Toro Seduto raffigurato con occhi rossi e corna. Devir le aveva pensate come riferimento visivo a Django Unchained di Tarantino, dentro l'omaggio western che attraversa tutto il gioco. Il riferimento non passa. La rappresentazione di un uomo schiavizzato, isolata su una carta da gioco staccata dal contesto del film, viene letta per quello che è materialmente: un'immagine della schiavitù dentro un oggetto che si compra per divertirsi.
Jeremy Howard, recensore nero della scena americana, è il primo a denunciarlo pubblicamente. Le ore successive sono affollate.
Quello che Benja deve gestire, da direttore comunicazione di Devir e da autore dello stesso gioco, è una cosa sola con due facce. È il suo prodotto e la sua professione che si scontrano nello stesso oggetto. Devir richiama tutte le copie, fa ridisegnare le carte gratis dall'illustratore, pubblica un comunicato ufficiale e annuncia la revisione editoriale di tutti i progetti futuri. La frase che resta del comunicato è una sola, e nella sua semplicità latina dice molto: non attribuire mai a malizia ciò che si può spiegare con la stupidità. Non è un'auto-assoluzione. È una professione di metodo.
A maggio 2026, nove mesi dopo, Ace of Spades torna sugli scaffali in versione riveduta. È quello che sto importando io a Frogames. Non il gioco scandaloso ripulito. Il gioco rifatto. Sono due cose diverse, e la differenza è il pezzo che state leggendo.
Il poker è un gioco dove la decisione più importante è non giocare. Passa, fold, lascia andare la mano, aspetta la prossima. La pazienza è la virtù centrale del giocatore di poker, ed è esattamente la virtù che Ace of Spades ti vieta.
Sei in un duello. Davanti a te un nemico con dieci, venti, fino a cinquanta punti vita. Hai pochi turni per abbatterlo, e ogni turno devi giocare cinque carte. Otto in mano, cinque scelte, una combinazione di poker. Coppia un punto. Tris tre. Full sei. Scala reale dieci. Niente passare. Niente aspettare il giro buono. Il duello procede a colpi obbligati, come quelli al sole davanti al saloon.
Hai una doppia coppia in mano. Sicura, due punti di danno. Oppure scarti tre carte e ne peschi tre nuove sperando in un full che ne fa sei. Ma se peschi male resti senza niente, e quei tre punti che ti servivano per chiudere il duello li hai persi. Il prossimo turno il nemico ti uccide.
La tua mano destra, sopra il mazzo, decide. Non c'è il tempo di pensarci sopra come un gran professore. Sotto i palmi delle mani arriva il sudore vero, quello del poker live, ed è incredibile come una cosa così possa succedere giocando da soli contro un mazzo di carte.
Card games, Metal and Craft Beer are my thing.
Benjamín Amorín · profilo BoardGameGeek
Sconfiggi un nemico, ti porti via un suo potere permanente. Più vai avanti più i nemici sono duri, ma più carte hai per affrontarli. La curva è progettata in modo che la mano matematicamente migliore non sia quasi mai disponibile. Devi vincere coi colpi che hai, non con quelli che vorresti. È un'idea semplice e molto americana, vestita di fumettone western da David Rubín che disegna le carte come fossero personaggi di un graphic novel pulp.
A fine partita, comunque sia andata, ti accorgi di una cosa. Il dilemma vero non era contro il nemico. Era contro la tua voglia di aspettare il momento perfetto. Il duello western è la metafora che il gioco usa per costringerti a una decisione che nella vita rimandi sempre.
Per una volta in questa rubrica la psicologia non riguarda il giocatore. Riguarda chi il gioco lo produce. Perché la storia di Ace of Spades non finisce con la meccanica del poker, finisce con quello che succede a un'azienda quando un proprio prodotto torna indietro. E qui la ricerca ha qualcosa di preciso da dire.
Nel 2024, sul Journal of Business Research, Matthew Hornsey, Cassandra Chapman e i loro colleghi pubblicano due esperimenti pre-registrati su millequattrocentodieci persone. La domanda è semplice: quando un'azienda si scusa pubblicamente per un errore, cosa misura il pubblico per decidere se continuare a fidarsi?
| Psicologia |
Reform signals contano più dei culpability signalsLo studio dimostra che davanti a una scusa aziendale il pubblico legge sempre due segnali contemporaneamente. Il primo è il segnale di colpevolezza: sì, l'hanno fatto, sono responsabili. Il secondo è il segnale di riforma: sì, è probabile che abbiano cambiato qualcosa, è probabile che non si ripeta. Entrambi i segnali aumentano quando arriva la scusa. Quello che la ricerca trova è che sulla decisione concreta del consumatore, comprare oppure no, fidarsi oppure no, il segnale di riforma pesa di più del segnale di colpevolezza. Non perché la gente perdoni l'errore. Perché valuta il futuro con più peso del passato. Hornsey, Chapman, La Macchia & Loakes · 2024
|
Devir ha ammesso senza riserve, ha ritirato tutto dai negozi, ha fatto ridisegnare le carte gratis, ha annunciato consulenze esterne sui progetti futuri. Sono tutte mosse di riforma, non di copertura. Lo studio Hornsey dice che è esattamente per questo che la Revised Edition oggi può uscire e essere comprata. Non perché la gente abbia dimenticato, ma perché la gente legge nella riforma una promessa concreta sul futuro, e quella promessa pesa di più della macchia sul passato.
È una cosa che vale ben oltre i giochi da tavolo. Vale per ogni azienda che ha sbagliato qualcosa di pubblico e si trova davanti alla domanda di cosa fare nelle prime quarantotto ore. La ricerca ha una risposta, e Devir nell'agosto 2025 senza saperlo l'ha eseguita quasi alla lettera.
Quando comprerai Ace of Spades nel 2026 avrai in mano due cose. Un gioco di poker e duelli, fatto bene, illustrato da uno dei fumettisti spagnoli più riconoscibili del momento. E un piccolo manuale fisico di cosa fa un editore quando il proprio errore lo rende pubblicamente. Il modo in cui un'azienda gestisce un proprio errore racconta di lei molto più del modo in cui pubblica i propri successi.
Ogni gioco ha un meccanismo. Ma alcuni hanno anche una storia che merita di essere riletta da capo.
La Revised Edition di Ace of Spades arriva su Frogames a maggio 2026.




https://frogames.it
Share:
Mille scatole di legno finto e un dado che imparò a parlare
Sedici fratelli, un padre che inventava giochi, un milione e mezzo di copie