Bluff, coraggio, matematica sporca e facce di bronzo.
1) Ogni giocatore ha 5 dadi nascosti: la tua mano è segreta… ma tutti puntano su di essa.
All’inizio della partita ogni giocatore riceve:
5 dadi,
un bicchiere per scuoterli e nasconderli.
Tutti tirano, guardano i propri risultati in segreto, e il round parte da un primo giocatore che apre le dichiarazioni.
La tensione è immediata: solo tu sai cosa hai davvero, ma devi immaginare cosa potrebbero avere tutti gli altri.
2) A turno si rilancia: devi dichiarare una quantità e un valore dei dadi in gioco.
Il giocatore di turno fa una dichiarazione globale, del tipo:
➡️ “Ci sono almeno otto 3 sul tavolo.”
Chi viene dopo può:
rilanciare aumentando la quantità (“nove 3”),
oppure aumentando il valore (“otto 4”),
oppure cambiare entrambi (“dieci 2”).
Il punto è che ogni dichiarazione deve essere più alta della precedente…
e nessuno può vedere la verità prima della sfida.
3) Qualcuno chiamerà il bluff: “Dudo!” — ed è lì che si fa male.
In qualunque momento, un giocatore può contestare la dichiarazione dicendo:
👉 “Dudo” (o “Perudo”, “Bluff”, “Non ci credo”).
A quel punto tutti scoprono i dadi.
Se la dichiarazione era vera, perde il contestatore.
Se era falsa, perde chi ha dichiarato.
Perdere significa perdere un dado… e diventare più vulnerabili nei round successivi.
4) Meno dadi = meno potere… ma più caos negli altri.
Ogni volta che perdi un dado diventi meno preciso nelle stime, ma anche meno prevedibile.
Con pochi dadi in mano puoi permetterti rischi che i più “ricchi” non vogliono prendersi.
Perudo è un gioco di:
probabilità,
psicologia,
intuizione,
facce da poker,
e dichiarazioni che sembrano vere… finché qualcuno ti guarda negli occhi.
5) Vince l’ultimo giocatore rimasto con almeno un dado.
La partita va avanti finché solo uno ha ancora dadi.
L’ultimo sopravvissuto è il campione di Perudo:
quello che ha bluffato meglio, letto gli altri, e forse… avuto anche un po’ di fortuna.