Innesto N°02 · La base

Le rughe che solo gli affezionati vedevano

Viticulture non aveva bisogno di essere salvato. È il piazzamento-lavoratori del 2013 che ha messo quasi tutti d'accordo: erediti un vigneto toscano scalcinato, pochi operai e troppe caselle, e la tensione sta tutta lì — chi arriva primo su un'azione taglia fuori gli altri. Dopo migliaia di partite, però, anche chi lo adora aveva imparato a convivere con tre piccole rughe, sempre le stesse. La partenza che tossisce prima di ingranare. La pesca delle carte che sa più di destino che di scelta. Le monete che restano spiccioli senza peso.

Bordeaux è Jamey Stegmaier che torna su quella vigna tredici anni dopo. Non con una pila di contenuto nuovo da montare sopra: con una lima. Ha ripreso il gioco che ha scritto e ha deciso di smussare esattamente quei tre punti — quelli che nessuno gridava, ma che chi lo ama sentiva sotto le dita. Il che apre una domanda più scomoda di quanto sembri: quelle rughe, volevi davvero toglierle?

   
Innesto N°02 · Il punto d'innesto

Ti aspetti più spazio. Trovi la gola più stretta.

Apri la scatola e non c'è la valanga di pezzi che un'espansione ti ha abituato ad aspettarti. C'è una plancia fronte-retro — sul retro trovi la vecchia mappa, così questa va proprio a prendere il posto di quella — una manciata di cubetti, qualche carta di riferimento, un mazzo per il solitario. Fine. L'espansione è la plancia.

L'innesto · Espansione
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Una plancia nuova. E ridisegna ogni decisione del turno.
2 stagioni → 4 · pesca cieca → pesca a vista · azioni fisse → azioni da potenziare · partenza a secco → partenza lanciata

E qui arriva la cosa che non ti aspetti. La plancia Bordeaux spacca in quattro le due stagioni di piazzamento del gioco base. Ti verrebbe da pensare: più stagioni, più respiro. Al tavolo succede il contrario. Gli operai restano quei pochi, le caselle raddoppiano, e addestrarne di nuovi smette di essere un'opzione per diventare un'urgenza. In autunno c'è una casella che ti fa pagare una lira per rubare un'azione perfino da una stagione già chiusa: la prima partita te ne scordi, dalla seconda ti salva la serata.

Poi c'è l'unica cosa che nemmeno Tuscany ti aveva mai dato: i cubetti esperto. A partita in corso ne piazzi uno e potenzi per sempre una delle tue azioni. Due giocatori sulla stessa plancia finiscono per limare due motori diversi. Non è più gioco. È lo stesso gioco che ti chiede scelte che prima non c'erano.

   
Innesto N°02 · Per chi è

Non è più gioco. È un altro gioco.

Da qui dipende tutto da una cosa: se hai Tuscany. Se non ce l'hai, e Viticulture ti è sempre parso lento a partire, Bordeaux è la strada più diretta e più moderna alle quattro stagioni, con gli esperti in dote. Ha senso. Se invece Tuscany ce l'hai e la ami, mettiti comodo: non ti dà più gioco, ti dà un altro gioco a quattro stagioni. Usi una plancia o l'altra, non le impili. Gusto diverso, non profondità in più. Se Tuscany ti basta, questa la salti — senza rimpianti.

Una cosa però va detta e lasciata lì dov'è. La plancia nuova perde il calore illustrato dell'originale: le caselle di Beth Sobel diventano cerchietti astratti, più leggibili e più freddi, perché a disegnarle è un'altra mano, quella di Sylvain Leroy. Chi comprava Viticulture anche per come stava sul tavolo, qui perde qualcosa. E nessuna icona più pulita glielo restituisce.

A conti fatti è una manciata di euro per una tavola. Se lo apri tre volte l'anno non ti cambia l'annata; se ci giochi spesso, ti ridisegna ogni piazzamento. In italiano non esiste, e Ghenos per ora non l'ha in programma: il regolamento lo mastichi una volta, e sul tavolo resta un filo d'inglese sulle azioni — ma le carte che maneggi davvero, viti e ordini, sono quelle del tuo base.

Alla fine resta una domanda sola, e non è sul gioco. È su di te.

Volevi che Viticulture cambiasse — o lo amavi anche per le sue rughe?

Non c'è una risposta giusta. Ma quella che dai dice se cercavi il gioco o cercavi il vigneto.

Innesto · Frogames

Innesto racconta cosa cambia quando un gioco torna. E se, stavolta, ti conviene.

La plancia Bordeaux la importiamo noi: la copia, non l'attesa.

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