Questo è il primo Innesto. Meccanismo racconta perché un gioco esiste e cosa dice di te; Innesto si occupa di una cosa più pratica: quando un gioco torna — un'espansione, una riedizione, una nuova lingua — cosa cambia davvero, e se per te vale la pena. Niente hype, niente comunicati con la rana sopra. Solo: ti serve, o no. Si comincia dal più piccolo dei ritorni possibili: una bustina.
Lo chiamavamo rilassante. È sempre stato un incastro.
Te lo ricordi per i colori. I token di legno che peschi dal sacchetto, i piccoli paesaggi che salgono in altezza, i cubi ambra degli animali che si posano dove hai costruito la cosa giusta. Harmonies è arrivato nel 2024 — Johan Benvenuto al design, Maëva Da Silva ai disegni — e la giuria dello Spiel des Jahres l'ha messo tra i suoi titoli segnalati. Lo abbiamo accolto tutti come il gioco gentile, quello che fai girare anche con chi non gioca.
Ma la sua difficoltà è sempre stata in un punto solo. Hai una plancia esagonale che si chiude quando ti restano due caselle, e ogni carta animale ti chiede un pattern di colori preciso. Un token può servire più animali insieme, lo spazio non basta mai. Sotto i colori belli, Harmonies è un litigio silenzioso per lo spazio. E quel litigio aspettava solo che qualcuno lo stringesse ancora un po'.
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"Harmonies è una sinfonia di pattern: ognuno compone il suo paesaggio come fosse un quadro." Johan Benvenuto, autore |
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Aggiunge un colore. Si porta dietro tutto il resto.
Pulse è proprio questo: una bustina. Dieci carte animale nuove, una carta promemoria, un foglietto di regole. Illustrate ancora da Maëva Da Silva, sembrano pezzi del base rimasti in un cassetto. Promette "modelli più complessi, senza modificare le regole". È vero, alla lettera. Ma "senza modificare le regole" non vuol dire "senza cambiare niente al tavolo". Al tavolo cambia eccome.
Fino a ieri un pattern ti chiedeva al massimo due colori. Questi ne chiedono tre.
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L'innesto · Espansione
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I colori che ora un pattern può pretendere. Prima ne bastavano due.
2 → 3 colori per pattern · +10 carte · 2024 → 2026
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Sembra poco. Un colore in più. Solo che in Harmonies i colori non si comportano allo stesso modo: il verde sale sul marrone e diventa albero, i grigi si impilano in montagna, ognuno occupa lo spazio a modo suo. Mettere tre comportamenti diversi nello stesso grappolo di esadi significa bloccare caselle più rigide, e sovrapporre quel pattern con le altre carte diventa difficile davvero.
Ed è qui il colpo che non ti aspetti: la fatica non la fanno le carte nuove. La fanno le vecchie. Ora competono più duramente per gli stessi esadi, perché ogni animale a tre colori si mangia spazio più vario e meno flessibile. Non è cambiata una regola. È cambiata la matematica dello spazio — e la plancia, in Harmonies, è sempre stata il vero regolamento.
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Per qualcuno non è un'aggiunta. È una sottrazione.
Se hai consumato il base e ti è venuta voglia che mordesse di più, Pulse fa esattamente questo. Se invece Harmonies ti piaceva perché era leggero, bello, e ti svuotava la testa dopo una giornata storta — lascialo dov'è. Pulse spinge il gioco nella direzione opposta: più pianificazione, più paralisi, niente che si risolva a istinto. Per te non è un'aggiunta. È una sottrazione: ti riempie la testa che Harmonies ti svuotava. E va bene così, non c'è niente da redimere.
E qui c'è la domanda che il prezzo basso ti fa saltare. Costa pochissimo: la aggiungi al carrello senza pensarci. Ma prima, chiediti una cosa onesta — con Pulse pensi che giocheresti di più a Harmonies? Che ti farebbe tornare a un gioco che avevi messo via? Se sì, sono dieci carte ben spese. Se invece la prendi solo perché costa poco, finirà mescolata nel mazzo di un gioco che tiri fuori tre volte l'anno: la incontri di rado, e quando capita rende la serata più dura, non diversa.
Alla fine la domanda è una, ed è la più concreta che ci sia.
Con Pulse, Harmonies lo apriresti di più — o di meno?
Più difficile non è meglio per tutti. E la risposta dice più di te che della bustina.
Innesto · N°01
Questo è il primo Innesto. Non sarà l'ultimo gioco che torna a bussare.
Ogni volta la stessa domanda: ti serve davvero, o ti serve crederlo?



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It's too expensive. Or we've already devalued it ourselves